Comunicare il cambiamento

07/01/2013

"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorgono l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere 'superato'. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.
Albert Einstein (tratto da Il mondo come io lo vedo, 1931).

Cosa significa costruire oggi, nel mezzo di una crisi che si trascina da anni, che colpisce tutti i settori dell’economia, ed in particolare l’edilizia? Innanzitutto dobbiamo chiarirci che questa non è solo una periodica crisi ma che ci troviamo di fronte ad un totale cambiamento del sistema, che impiegherà anni ad evolvere verso una nuova configurazione del sistema produttivo e della società.

E’ solo un problema economico – finanziario, o c’è qualcosa di più strutturale che sta avvenendo? Non possiamo più considerare ciò che sta avvenendo solo dal punto di vista locale; sono in corso dei cambiamenti globali, su scala planetaria, che cambieranno profondamente il modo di vivere di tutti gli abitanti del globo.

La popolazione mondiale era di 3,5 miliardi nel 1970, di 5 miliardi nel 1995 ed ora ha superato i 7 miliardi. Ciò comporta, ai ritmi attuali, uno stress sui sistemi naturali, sul suolo, sull’acqua, sull’aria ed anche sulla società (si pensi ai processi innescati dalla globalizzazione dei mercati, dalla delocalizzazione della produzione industriale o dal riscaldamento globale). Vogliamo subire questo cambiamento o vogliamo esserne le guide, i precursori?

Tutto ciò ha un impatto diretto su tutti i settori dell’economia, dall’agricoltura, all’industria fino ai servizi (anche l’edilizia sta profondamente modificando i suoi processi produttivi). Per competere serve un salto di produttività complessivo, un processo di efficientamento che porterà a modificare radicalmente il nostro modo di costruire, consumare, mangiare, vivere. Non si tratta però di ragionare sul rosicchiare risparmi da una parte all’altra, bensì bisogna cambiare completamente il meccanismo della produzione dei beni, i sistemi costruttivi, ridurre drasticamente i rifiuti e cambiare le nostre abitudini. Bisogna fare qualità.

Queste Greenletters nascono con l’intenzione di fornire un quadro generale e spunti di approfondimento sui temi portanti che i cambiamenti in atto ci portano ad affrontare, ma soprattutto vogliamo comunicare quali siano oggi le migliori pratiche, le innovazioni e le ricerche che stanno già cambiando le nostre vite.

 

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