Costruire è una scienza e la scienza si esprime con i numeri

04/02/2013

Nessuna epoca più dell’attuale ha visto un continuo progresso scientifico e tecnologico. Oggi siamo in grado di costruire ferrovie per treni che viaggiano a 500 km/h e ponti che sfidano la gravità; addirittura possiamo lanciarci da 40 km di altezza in caduta libera. Insomma siamo in corsa verso il futuro sorretti dalla tecnologia, e ne siamo profondamente coinvolti, tanto che le nostre vite sono sempre più legate ai numeri.

I numeri ci permettono di dare una dimensione a ciascuna grandezza, e quindi possiamo confrontare e stimare il valore degli oggetti .

Comprereste mai un auto senza sapere quanto consuma? Nessuno spenderebbe 10.000, 30.000 € o più senza informarsi sulle prestazioni, senza leggere le tabelle di dati fornite dal produttore.

Quando acquistiamo una nuova auto, ci preoccupiamo delle sue prestazioni, dell’accelerazione, dei test sulla sicurezza e dei consumi, oltre che dell’aspetto estetico.

Eppure quando dobbiamo comprare o affittare una casa o un ufficio, spesso non ci chiediamo quali siano le sue prestazioni, ed agiamo d’istinto, sulla base spesso solo di parametri soggettivi e/o sull’aspetto esteriore.

Siamo quindi disposti a spendere grandi somme, mediamente dieci volte il costo di un’auto,  impegnando ingenti capitali su orizzonti temporali anche di decenni, senza sapere di fatto cosa compriamo? Questo non sarebbe certo un atteggiamento saggio né previdente. Metteremmo a repentaglio un capitale guadagnato con fatica prendendo una decisione avventata, non supportata da un’adeguata analisi.

E’ chiaro che l’aspetto esteriore, la posizione ed altri parametri hanno una grande incidenza sull’investimento immobiliare, ma il peso delle prestazioni energetiche e ambientali sarà sempre più rilevante.

L’atto del costruire oggi non può più essere considerato solo un atto artigianale, legato alle capacità ed abilità di un capomastro e della sua squadra; costruire è diventato un atto tecnologico, in cui il peso della progettazione, dell’industrializzazione dei processi e dei materiali e la verifica delle prestazioni durante la fase di cantiere sono imprescindibili.

Oggi abbiamo anche gli strumenti per costruire con qualità e per misurare tale qualità. Ogni aspetto della qualità è descrivibile come una prestazione: ad esempio possiamo valutare la qualità termo-igrometrica di un immobile,  la qualità illuminotecnica o  acustica, la sua tenuta all’aria, la concentrazione di Radon o di VOC (Composti Organici Volatili). Per valutare queste caratteristiche ci sono delle grandezze da misurare, e ciascuna di esse è definita da una norma di prodotto o di processo: misuriamo i Lux per l’illuminamento, i Decibel per l’acustica, i Becquerel per il Radon, e così via.

Quante volte, in una transazione immobiliare, questi dati vengono forniti? Ad oggi, in Italia, molto raramente. Ovunque nel mondo invece si guarda agli immobili come un investimento e non si vuole rischiare di entrare in possesso di un immobile che fra tre anni sarà vetusto ed invendibile.

Guardiamo questi due grafici affiancati. Il primo ci dice che ci troviamo di fronte ad uno scenario delle compravendite immobiliari pessimo: il 2013 si annuncia come peggiore del 2012 e poi, forse, ci si avvierà verso una ripresa. Il secondo grafico ci dice invece che c’è un settore in crescita, che è quello dei green buildings.


Vi è misura in tutte le cose

Orazio


C’è un solo modo per avviarsi verso una ripartenza, che è quello di spostarsi verso la qualità, ma deve essere una qualità misurabile, non una promessa vaga.

Abbiamo visto che esistono delle grandezze da misurare e delle norme cui attenersi, ma come comunicare queste qualità all’utente finale? Attraverso le certificazioni. Ne esistono molteplici, nazionali ed internazionali; in queste GreenLetters abbiamo mostrato LEED a CasaClima, e ne mostreremo altre, da BREAAM al Protocollo Itaca.

Ogni protocollo ha la sua specificità e può essere applicato su di un progetto secondo le esigenze della committenza e dell’utente finale, e ciascuno fornisce, in modo serio ed indipendente, una certezza sulle prestazioni dell’edificio e sulle sue qualità costruttive.

In Italia abbiamo sperimentato, con l’esperienza della certificazione energetica degli edifici, quanto non sia sufficiente affidarsi alla certificazione da parte di un tecnico; spesso le certificazioni sono viste dall’utente finale come l’ennesimo adempimento burocratico e come un pezzo di carta da pagare il meno possibile (senza alcuna aspettativa rispetto alle informazioni contenute nel certificato).

Guardate la campagna di SACERT denominata “Soffriamo a basso costo”

La crescita dell’importanza delle certificazioni ambientali, che si aggiungeranno a breve alle certificazioni energetiche, pone il serio problema della veridicità del contenuto e del metodo di certificazione. Solo protocolli ambiziosi sul piano dei requisiti, verificati da personale qualificato e validati da organismi indipendenti, possono aiutare a fare il salto di qualità.

Ne avranno beneficio i committenti, che sapranno che cosa hanno prodotto i propri investimenti, le imprese, che passeranno finalmente dalla competizione sui costi alla competizione sui prodotti, e gli utenti finali, che beneficeranno di prestazioni non solo dichiarate ma effettive.  Infine ne avranno beneficio anche i soggetti non direttamente coinvolti, in quanto vivremo in ambienti più salubri, con un benessere elevato e con uno sfruttamento sostenibile delle risorse.

 

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